Nella testa di un editore

Il tuo sogno è pubblicare con una casa editrice? Ecco quali sono i criteri di selezione degli editori e come farsi notare dal nostro preferito.

Cos'è successo agli editori?

Un tempo l'editore appoggiava l'autore in situazioni che quest'ultimo non poteva affrontare con e sue forze. La stampa, la distribuzione e la promozione avevano bisogno di una squadra aziendale formata da più persone.

Questo ha funzionato finché c'era benessere diffuso e una certa fame culturale e d'intrattenimento nella popolazione. L'avanzare della crisi e dell'evoluzione tecnologica hanno fatto saltare il vecchio sistema editoriale.

Negli ultimi decenni il ruolo dell'editore è profondamente cambiato ed è destinato a mutare ancora.

Le persone avevano sempre meno soldi da spendere nel superfluo, tagliando le spese per cinema, film, fumetti, libri.
D'altro canto la tecnologia ha favorito il reperimento, spesso a costo zero, di opere prima introvabili o non diffuse nel proprio Paese. Inoltre, ha permesso agli autori di comunicare con chiunque nel mondo e di accedere a servizi a "misura di individuo" come l'auto-pubblicazione e il print-on-demand.

L'investimento dell'editore su un'opera, specie se originale, è diventato un azzardo rischioso rispetto ai possibili guadagni.
Perfino le multinazionali dell'editoria hanno ridotto i rischi al minimo: investono soprattutto su opere già note, su autori già famosi o riciclano ad oltranza i vecchi titoli.

Cosa si aspetta un editore

Gli editori sono in primis degli imprenditori e le loro case editrici sono aziende. La loro sopravvivenza dipende dalle vendite dei titoli che decidono di produrre.

In quest'ottica, l'aspetto più importante è l'affidabilità del candidato o la vendibilità dell'opera.

In secondo luogo, la nostra proposta deve rientrare nel loro catalogo: se una casa editrice è specializzata in romanzi gialli sarà inutile proporgli la nostra saga fantasy; idem se il nostro stile di disegno fa a pugni col tipo di fumetti che pubblica.

Come abbiamo visto, finanziare un nuovo titolo o affidarsi a una persona nuova rappresenta per l'editore un rischio considerevole: i margini di guadagno sono bassi e non offrono molta libertà di investire a cuor leggero.

Quindi ciò che in cuor suo ogni editore spera di trovare è "il titolo che si vende da solo".
Vuoi perché accende la miccia su una nicchia scoperta, perché segue la moda del momento o perché l'autore è così famoso che il pubblico lo compra a occhi chiusi.

Dobbiamo essere realisti: è molto improbabile che saremo noi a proporgli quel titolo. Però possiamo avvicinarci molto.

  1. Raggiungiamo una qualità più che professionale, curando al massimo tutti gli aspetti dell'opera. Ad esempio, con editing spietati del nostro libro o migliorando tutti gli aspetti delle nostre tavole a fumetti (regia, inquadrature, lettering, ecc). Non dobbiamo soltanto farci apprezzare, dobbiamo andare oltre, farci notare e ricordare.
  2. Creiamoci un minimo di esperienza sul nostro curriculum. Dobbiamo dimostrare di essere affidabili, saper rispettare le scadenze, e così via. La miglior prova di questo è aver lavorato per altre realtà, oppure esserci integrati nell'editoria da alcuni anni (ad esempio con l'autoproduzione) affrontando in prima persona le varie problematiche.
  3. Offriamo valore aggiunto a vari livelli. Oltre a valutare noi per primi la vendibilità della nostra arte, creiamoci un pubblico che ci apprezza e su cui l'editore può contare.
  4. Scegliamo l'editore giusto. Non dev'essere la grande multinazionale dei nostri sogni, anzi. Piuttosto, assicuriamoci che la nostra proposta si adatti al suo catalogo pur offrendo una novità. La forza degli editori medio-piccoli è la sperimentazione e potrebbero essere più aperti alla nostra proposta.
  5. Diamo tempo al tempo. Forse non è il momento giusto per l'editore, forse non lo è per noi. Puntiamo a migliorare noi stessi, la nostra proposta e a cercare l'editore e il momento adatti.

 

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