Copyright: 3 Storie horror realmente accadute

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Copyright e diritto d’autore  vengono ignorati molto spesso, soprattutto in Italia e -spiace dirlo- anche da parte dei creativi stessi. L’abitudine comune con fan art, fan-merch e disegni presi da internet è comportarsi come se queste leggi non esistessero.

“Lo fanno tutti. Tanto se mi prendono cosa vuoi che succeda? E poi figurati se beccano proprio me!”

Invece sì, potresti essere beccato proprio tu e ritrovarti in un incubo. In questo articolo un po’ particolare, ti racconto 3 storie horror sul copyright realmente accadute e di cui sono stata testimone.

Colpiscono solo i grandi

Adoro i classici (foto di repertorio)

Questo fatto è avvenuto nel punto vendita di una grande catena, quando molti anni fa Sony e Nintendo lanciarono le loro console in contemporanea.
Io e Daniele frequentavamo spesso quel negozio ed eravamo ansiosi di provare la console Nintendo. Ma le due postazioni erano state vandalizzate, al punto che sia lo schermo sia i controlli erano inutilizzabili. Si poteva provare solo la console Sony.

Scrissi una email alla Nintendo Italia, semplicemente spiegando la mia delusione e chiedendo in quale altro posto, nella nostra zona, potevamo provare la console prima di un eventuale acquisto.

Forse quello che segue è stata una coincidenza, forse no. Non lo saprò mai.

La settimana dopo, tornando nel solito punto vendita, restammo a bocca aperta: nell’area demo c’erano solo postazioni Nintendo nuove fiammanti. Le postazioni Sony erano spente, accantonate in un angolo.
Immaginando cosa fosse successo dietro le quinte, a me e Daniele tremarono i polsi.

Infatti, i produttori pagano profumatamente il semplice posizionamento dei prodotti sugli scaffali dei supermercati… figurati quanto può costare allestire un’area demo attrezzata in tutti i negozi di una catena, e quanto sono salate le penali in caso di inadempienze contrattuali.
Il fatto che il punto vendita sia arrivato a spegnere e accantonare le postazioni Sony a favore di Nintendo, rende l’idea di quanta pressione quest’ultima abbia esercitato sul brand della catena.

E se una major così grande puntasse gli occhi su un singolo individuo, uno di noi? Te lo racconto nella prossima storia.

Non mi succederà niente

Questa è la storia di un collega stimato e di talento, che purtroppo ha pagato a caro prezzo la sua ingenuità. Per rispetto e riservatezza nei suoi confronti, ometterò i dettagli e lo chiamerò Gigi.

Questo artista disegnava a mano opere fantasy davvero pregevoli, che vendeva online e alle fiere. Tutto normale, lo facciamo tutti, le fan art realizzate a mano sono legali, giusto?

Artista, qual è il tuo incubo peggiore?

Gigi utilizzava i nomi -non i personaggi o i design, soltanto i nomi- di un brand multinazionale. Anche questa è un’abitudine diffusa tra gli artisti che promuovono i loro fan-merch nonostante i nomi, o perfino alcuni neologismi o frasi iconiche, sono protetti dal copyright come tutto il resto.

Un brutto giorno, quel brand ha bussato alla porta di Gigi chiedendogli il conto: decine di migliaia di euro per tutto ciò che aveva venduto nel tempo e per la licenza non pagata.

Quando Gigi mi ha raccontato la sua storia, ancora gli si unimidivano gli occhi e gli tremavano le mani ricordando le notti insonni, la disperata sensazione di essere in trappola: la sua buona fede non lo aveva protetto dall’inferno di un debito astronomico.

Alla fine, Gigi è riuscito a concordare una multa più bassa, ma sempre nell’ordine di decine di migliaia di euro. Ha dovuto dire addio al lavoro creativo che amava e trovare un impiego in fabbrica, per pagare pian piano il suo debito.

La scrittrice che non poteva perdere tutto

Questa vicenda è accaduta a me.
Mi sono accorta che una scrittrice aveva usato una mia illustrazione come copertina del suo romanzo Wattpad. La mia firma e sito erano ben visibili sull’immagine, ma non mi ha chiesto il consenso né citata (i cosiddetti credits).

Sfruttando la mia illustrazione come copertina, la ragazza aveva raccolto 65mila lettori, il premio di Wattpad 2023 e perfino contatti con editori. E io? Nell’oblio, totalmente invisibile.

Le ho scritto via email che sfruttare la mia opera in quel modo era una grave mancanza di rispetto, e le ho offerto una scelta: aggiungere i credits ora e fare un post a riguardo, per mettere almeno una pezza, oppure rimuovere l’immagine.
Le ho dato una settimana di tempo per risolverla così tra di noi, oppure sarei stata costretta a segnalare la violazione di copyright a Wattpad.

Non accadde nulla. Trascorsa una settimana, segnalai l’abuso a Wattpad che in 24 ore rimosse l’immagine.
Scoprii che la stessa persona la stava usando anche su Instagram come immagine profilo e in alcune storie che promuovevano il libro. Instragram fu più lento, una decina di giorni, ma alla fine rimosse tutto anche lì.

Dopo alcuni giorni, tornai per curiosità sull’account Wattpad della scrittrice: aveva caricato una nuova copertina molto simile alla mia illustrazione.
Mi venne il dubbio che avesse buttato il mio disegno in un generatore di immagini AI e indagai per rintracciare la fonte. Scoprii che l’illustrazione era opera di un altro artista, che l’aveva realizzata qualche anno dopo di me.
Lo contattai per chiedergli informazioni sul suo caso: forse dopo che Wattpad aveva rimosso la mia illustrazione, la scrittrice aveva rubato la sua? Oppure si erano messi d’accordo?

Le due copertine: a sinistra con la mia illustrazione, a destra con quella del collega.

Alcuni giorni dopo, la scrittrice disperata mi contattò su Instagram (quindi sapeva chi sono, avrebbe potuto rintracciarmi al volo in qualsiasi momento!).
Mi scrive proprio adesso perché, a quanto pare, aveva rubato anche la seconda illustrazione e anche quell’artista l’aveva segnalata. Di conseguenza, Wattpad le ha chiuso definitivamente l’account per reiterata infrazione di copyright, come previsto dalla sua policy.

Ora voleva il mio aiuto per recuperarlo. Voleva che ritirassi la mia segnalazione.

Contro ogni logica, ho provato ad aiutarla informandomi con Wattpad, ma il ritiro della segnalazione implica che “le parti hanno raggiunto un accordo” e autorizza la concessione dell’immagine.
Io e lei non avevamo nessun accordo, né volevo più averne: dopo i suoi ripetuti furti, l’opportunismo e le lamentele narcisiste su Instagram, non potevo fidarmi più di lei.

Non so se ha provato a persuadere anche l’altro artista o cosa si sono detti. So solo che il suo account è ancora chiuso, segno che nemmeno lui ha ritirato la sua segnalazione.

Sarebbe bastato chiedere il permesso prima o almeno citare l’autore dell’immagine, così come lei era l’autrice dei testi: la base del rispetto tra creativi.

Quella persona ha sfruttato il lavoro altrui, ignorato il copyright e violato le policy della piattaforma su cui pubblicava. In pratica si è azzerata carriera con le sue mani e ora, se la rivuole, dovrà ricominciarla dal day 1.

Conclusioni

Spero che queste tre storie ti abbiano affascinato e, perché no, anche un po’ spaventato.
Spesso facciamo finta che il copyright non esista, con queste storie volevo dimostarti alcuni fatti:

  1. Essere “grandi” non rende immuni al copyright. Anzi più il giro d’affari è corposo, più gli obblighi sono stringenti e le penali salate.
  2. Essere “piccoli” non significa essere invisibili o far parte di una categoria protetta. Quando si viene visti è troppo tardi.
  3. Noi creativi di tutti i tipi dovremmo fare squadra, non derubarci a vicenda. Quando questo succede, però, dobbiamo sfruttare appieno gli strumenti che le piattaforme ci mettono a disposizione per difendere i nostri diritti (come autori e come persone).

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