Tutorial per disegnare: imparare col Redraw

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Ho ridisegnato uno degli esercizi più vecchi che ho sul pc… e ho scoperto cose sensazionali.
In questo articolo ti racconto com’è andata e come sfruttare appieno la potenza degli esercizi di redraw.

Rifaccio un disegno di 7 anni fa e succedono cose!

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Il redraw è un ottimo esercizio di disegno per valutare il tuo percorso artistico nel tempo. In breve, consiste nello scegliere un tuo disegno vecchio di alcuni anni e provare a rifarlo.

In passato i redraw mi spaventavano. E se il nuovo disegno mi fosse uscito peggio del previsto?
Di recente ho sconfitto tante mie paure -eh sì, ne avevo ancora qualcuna nascosta nel mio inconscio- così ho deciso non solo di affrontare un redraw, ma anche di filmarlo e creare questo articolo.
Spero che ti aiuterà ad affrontare i tuoi redraw col sorriso e a gioire dei tuoi traguardi col disegno.

2015: il primo esperimento

Nel 2015 mi sono imbattuta per la prima volta nelle splendide “foto rinascimentali” del fotografo ucraino Paul Apal’kin.
Mi sono innamorata della luce morbida che riesce a dare alle sue foto, e ne avevo scelta una come reference con l’intento di dipingere una luce del genere.

Non è andata molto bene…

A quel tempo non sapevo ancora un sacco di cose su come gestire la luce, e mi lasciavo trascinare in un turbine di dubbi sul giudizio degli altri riguardo ai miei disegni. Questa linea piacerà? La troveranno bella?

Il risultato del primo esercizio ha in sé una sua bellezza, ma a quel tempo mi deluse molto.
Oggi, con l’occhio critico affinato dall’esperienza, vedo bene che trasuda uno scarso controllo della luce e di alcuni volumi. Si nota che il mio forte è l’espressività dei volti, la struttura è ben definita. Eppure sono riuscita a confondermi completamente sulla resa luminosa.

Questi problemi rendono l’immagine acerba. E ci sta: è il primo esercizio serio in un campo, quello dell’illuminazione realistica, che per me era inesplorato.

Disegnare senza paura

7 anni dopo, nel redraw ho approcciato il disegno con molta più sicurezza, sia dal punto di vista della costruzione sia da quello sullo stile di disegno. Per farla breve, me ne sono fregata di “cosa piacerà agli altri” e perfino di “essere troppo simile allo stile di questo o quell’artista famoso”.
Mi sono concessa di disegnare un volto in totale libertà, esprimendo spontaneamente il mio stile insieme alle nozioni sulle proporzioni del volto che ho sperimentato in questi anni.

Comprendere il chiaroscuro

Anche per le ombre iniziali ho proceduto con più sicurezza, usando il procedimento standard che utilizzo adesso: prima le ombre profonde (ambient occlusion) e poi le ombre leggere.

  • Gli studi che ho fatto sull’anatomia e sulla luce mi sono stati di grande aiuto.
  • Il procedimento familiare ha tenuto lontano i dubbi. Ero comunque pronta a variarlo, se si fosse rivelato poco adatto per questo esercizio.
  • I pennelli digitali ben tarati e adatti al tipo di illustrazione hanno reso i passaggi molto naturali.

Alternanza di luce e colore

Una enorme differenza rispetto all’approccio di 7 anni fa è che ora ho il controllo sia delle luci (chiaroscuro dell’immagine) sia dei colori. Mentre nel 2015 mi era indispensabile lavorare prima in bianco e nero, aggiungendo il colore solo dopo, oggi posso mischiare questi passaggi senza confondermi. È un grande salva tempo!

Un’altra differenza eclatante è il modo completamente diverso in cui ho dipinto le aree luminose. Mentre nel 2015 avevo sparato la luce sulla pelle nel tentativo di ottenere il bel bagliore diffuso della foto, oggi sono riuscita a “leggere le luci” in modo più veritiero perché -avendo approfondito l’argomento- ora il mio cervello sa esattamente come funzionano.

Sfondo e ritocchi

Fin qui ho tenuto uno sfondo neutro, perciò posso dipingerlo dopo il personaggio. Per ottenere l’effetto materico come nella foto di riferimento, ho usato due pennelli diversi e anche la gomma. Non sottovalutare l’importanza dello sfondo. Stabilisce l’atmosfera dell’immagine e la diffusione della luce in essa.

Ora la base dell’immagine è pronta.
Ho trascorso il resto del tempo a definire le superfici e tarare luci e colori. Insomma, la normale fase di rifinitura che sgrezza un’immagine e la rende finita.

Questo redraw mi ha richiesto poco meno di 3 ore. Per il disegno originale ricordo di averci messo una giornata o poco più.
Se vuoi vedere tutto il flusso di lavoro che ho utilizzato, dall’inizio alla fine, guarda il video all’inizio di questo articolo.

Cosa ho imparato da questo redraw

redraw Ksenia confronto 2015-2022 Francesca Urbinati
  1. I redraw vanno fatti a posteriori, dopo che hai acquisito familiarità con un concetto che prima ti sfuggiva (nel mio caso, la gestione approfondita della luce e dei colori).
  2. Redraw ed esercizi vanno fatti in libertà, pensando solo al presente e non al dopo (chissà se il risultato ti piacerà, se piacerà sui social, ecc).
  3. Ridisegnare qualcosa di vecchio evidenzia quanto il tuo stile, e quindi anche la tua consapevolezza e la tua personalità, sono cambiati in quel periodo di tempo. Nel mio caso il cambiamento è notevole e ne vado fiera, perché riflette appieno la mia evoluzione interiore di questi anni.
  4. Come tante altre sfide che fanno paura, i redraw sono un metodo potente per migliorare nel disegno e superare i nostri limiti attuali. Ora che lo so, ne farò sicuramente di più in futuro!

Conclusioni

Sono soddisfatta dei miei progressi? Assolutamente sì, e non perché “il disegno è più bello”.
L’esercizio del 2015 mostra tutte le mie paure e indecisioni, mentre il redraw del 2022 mi restituisce un’immagine di me stessa più libera e sicura di sé.

Sono soddisfatta del mio redraw? Assolutamente no!
Questa è solo una tappa. non vedo l’ora, tra qualche anno, di scoprire quali sorprese illuminanti salteranno fuori dal prossimo redraw.


Ti sei mai cimentato in un redraw? Ti è venuta voglia di farne uno? Raccontalo nei commenti a questo articolo.

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